Busy days.

Forgive the long absence. I didn’t stay away from daily sketching in years.
Some physical problem (kidney stones, which fortunately no longer trouble me) and an imminent change of address are not giving me the necessary “tranquility” to sit at the table and draw. The kidney stones began while I was doing Inktober, and I left it behind unfortunately: I’ll try again next year. For now, though, I must try harder and draw something, anything, no matter how stupid, every day. Nothing worth publication on the blog or elsewhere, but it’s important to draw at least once a day.
I also skipped a couple of meetings with the Sketchers, and I’ll almost certainly skip the next two, due to our moving to the new place. Alas that’s the way things go sometimes, but fortunately they get back into place at some point.
Meanwhile, here’s a sketch from one my old sessions with the Sketchers: It’s a sketch that came to me very naturally, mostly on the perspective.
I will shortly publish the few drawings for Inktober that I did not publish (just a handful before I finally gave in), and the last session with the Sketchers from a couple of weeks ago.


Scusate la lunga assenza. Non mi capitava da anni di stare così lontano dal disegno.
Qualche leggero problema fisico (coliche renali, che per fortuna non mi danno più noia) e un trasloco imminente non mi stanno dando la necessaria “tranquillità” per sedermi al tavolo e disegnare. Le coliche renali mi sono arrivate mentre partecipavo a Inktober, e l’ho lasciato indietro purtroppo: sarà per l’anno prossimo. Ora però devo sforzarmi di fare un disegno, anche stupido, almeno una volta al giorno: niente che valga la pena pubblicare, magari, ma è importante.
Ho anche saltato un paio di meeting con gli Sketchers, e salterò quasi sicuramente i prossimi due, causa trasloco. Purtroppo alle volte le cose vanno così, poi si rimettono a posto.
Nel frattempo, un disegno inedito da una mia vecchia sessione proprio con gli Sketchers: uno di quelli che mi sono venuti meglio sotto il profilo della prospettiva, in modo molto naturale.
Poi a breve pubblicherò i disegni rimasti per Inktober che non ho pubblicato (giusto una manciata, prima che mollassi definitivamente), e l’ultima sessione con gli Sketchers di un paio di settimane fa.

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Stubbornness and felt tip pen

I know: those who know me for a while also know how stubborn I can be. Unfortunately, this also affects my drawing: yesterday for instance, with the Sketchers at Iveagh Gardens, I knew I was going to engage into something hard to handle, especially with a 0.4 felt tip pen. But I did it anyway.
I don’t really like the result: the plants I drew don’t give me the right feel of depth.
However, I decided to publish it, mostly to remind me that the road between the idea I have in mind and its satisfactory execution is still very long.


Che sono cocciuto lo sa chiunque mi conosca da un po’. Purtroppo questo succede anche quando disegno: ieri, con gli Sketcher agli Iveagh Gardens, per esempio, sapevo che mi sarei imbarcato in qualcosa difficile da gestire, soprattutto con il solo tratto 0.4.
Così è stato. Il disegno che ho fatto non mi piace molto: le piante non rendono secondo me la giusta profondità.
Ho comunque deciso di pubblicarlo, tanto per ricordarmi che la strada tra l’idea che ho in testa e una sua esecuzione soddisfacente è ancora lunghissima.

The Botanic Gardens

The visit to the Botanic Gardens with the Sketchers presented two small unforeseen circumstances: a few little drizzles that forced me to stop for short periods, and the end of my light gray marker when the job was almost done. Luckily none of the problems was insurmountable, especially that of rain.
The place is really enjoyable, with its nice scents and rich nature. It’s a pity that this place is so far from my house, or I would be there very often.


La visita ai Botanic Gardens di Dublino con gli Sketchers ha presentato due piccoli imprevisti: un po’ di pioggerella che mi ha costretto a fermarmi per brevi periodi, e la fine del mio pennarello grigio chiaro a lavoro quasi ultimato. Per fortuna nessuno dei due problemi è stato insormontabile, soprattutto quello della pioggia.
Il posto è davvero godibile, con i suoi profumi e la natura ricchissima. Peccato sia distante da casa mia, o ci verrei molto spesso.

The Custom House and the Liberty Hall

Last Sunday, with the Sketchers, I visited the Custom House.
The rain didn’t allow me to finish the sketch in the gardens: I had to take a photo while I was in inking and then completed the drawing inside the building.
I don’t really like drawing from a picture, but unfortunately Dublin is always unpredictable when it comes to weather.
In the background, the Liberty Hall, built in 1965.


In vista, con gli Sketchers, alla Custom House.
La pioggia non mi ha permesso di finire il disegno nei giardini: ho dovuto fare una foto mentre stavo inchiostrando e ho completato il disegno nei locali all’interno del palazzo.
Non mi piace proprio disegnare da una foto, ma purtroppo Dublino è sempre imprevedibile quando si tratta di meteo.
Sullo sfondo, il grattacielo Liberty Hall, costruito nel 1965.

Using the Pen Like a Pencil

For some time I used different types of pencils for my drawings with the Sketchers.
I normally would start from the light HB pencil for the beginning of the sketch, and then use 2B, 4B, 6B, 8B and 9B to add “volume”. Although the difference in the various tones was evident, I did not meet the depth I wished, and soon became a bit frustrated.
Then one day I found out that people were doing great jobs with a simple Bic pen, and decided I’d give it a try: mistakes can not be corrected with a rubber, but the depth sense I got was much more satisfactory.
This type of pen gives you the ability to use ink almost the same way you use graphite with pencils. You have to be careful, because you can’t easily fix a mistake, but in my opinion it is definitely worth the risk.
Lately I’ve been mostly using cross-hatching or gray-colored markers for my sketches, which allow me a little faster results, especially when drawing something with short time available, but every now and again I go back and use the Bic pen because I like that rough look it gives to some of my works.


Per un certo periodo ho usato diversi tipi di matite per i miei disegni con gli Sketchers.
Partivo dall’HB per il disegno principale e poi usavo, per le ombre, matite 2B, 4B, 6B, 8B e 9B. Nonostante la differenza della grafite fosse evidente, non mi soddisfaceva la profondità che ottenevo.
Da qui, un giorno, la decisione di passare alla penna Bic: gli errori non si possono correggere con una gomma, ma il senso di profondità che ottenevo era molto più completo.
Questo tipo di penna ti dà la possibilità di utilizzare l’inchiostro quasi allo stesso modo in cui usi la grafite con le matite. Bisogna starci attenti, perché se commetti un errore vistoso non lo puoi praticamente rimediare, ma il gioco vale la candela secondo me.
Oggi uso più spesso il cross-hatching o la colorazione con pennarelli grigi, che mi permettono risultati un po’ più rapidi soprattutto quando disegno qualcosa con poco tempo a disposizione, ma ogni tanto la Bic – devo ammetterlo – mi riconquista col suo tratto “sporco”.

That’s the spirit

With the Sketchers we have been at the Icon Factory in Temple Bar, a place where young artists reinvented a degraded area with wonderful results.
This seems to reflect the spirit of those who almost thirty years ago turned a practically abandoned area into one of the most original and innovative quarters in Europe.
Unfortunately, the business has watered down almost all those initiatives, transforming Temple Bar into a massive point of attraction for tourists. Yet someone still seems to retain that spirit (and in the same area too) and I hope that Dublin, in one way or another, will always be able to these chances to those who really want to do something different.


Con gli Sketchers siamo stati in Temple Bar alla Icon Factory, un posto dove giovani artisti hanno affittato spazi e riqualificato un’area degradata, con splendidi risultati.
La cosa sembra riflettere un po’ lo spirito di quelli che quasi trent’anni fa trasformarono un’area praticamente abbandonata in uno dei quartieri più originali e innovativi in Europa.
Purtroppo il business ha annacquato molto di quelle iniziative, trasformando Temple Bar in un punto nevralgico per attrarre i turisti, ma (sempre nella stessa area) qualcuno sembra ancora conservarne lo spirito, e spero che Dublino, in un modo o nell’altro, riesca sempre a offrire queste possibilità a chi ha tanta voglia di fare.

Drawing ghosts

I was asked, on more than one occasion, how do I draw people in motion, like walking down a street. The answer is simple: I’m actually drawing, let’s say, a kind of a ghost of the person who was just walking there a few seconds ago, or was standing but then has completely changed position.
The things I try to perceive first are the face, the pose, the clothes, and then as quickly as I can I try and sketch a gesture similar to what I saw in those people when I started to draw them.
I learned (in fact, I’m still learning) with the help of techniques like gesture sketching, which teaches you to draw a body with few essential lines, and then finish it with a bit of imagination. It’s a technique, like all the others, that requires many hours of practice, practically every day.


Mi è stato chiesto, in più di un’occasione, come faccio a disegnare gente in movimento in mezzo a una strada. La risposta è semplice: disegno, diciamo così, una sorta di fantasma della persona che è appena passata o che ha cambiato completamente posizione.
Le cose che cerco di percepire sono l’espressione, la posa, i vestiti, e poi disegno più in fretta che posso una gestualità simile a quella in cui ho visto la persona quando ho iniziato a ritrarla.
Ho imparato (anzi, sto imparando) con l’aiuto di tecniche come la gestualità, che ti insegna a disegnare un corpo con pochi tratti essenziali, per poi finirlo anche con un po’ d’immaginazione. È una tecnica, come tutte del resto, che richiede tante ore d’esercizio, praticamente ogni giorno.

Room for improvement

At the Irish Museum of Modern Art (IMMA) with the Sketchers.
I didn’t check, honestly, whether the room I found myself in was an artistic installation or a recreation room (some things gave me the idea that it was a room for children to play in, but I could be completely wrong).
All I wanted to do – and I really enjoy doing it lately – was to play with perspective and the room seemed interesting enough.
I am quite satisfied with the result (I will never be fully satisfied about my work: I’ll have to live with it), considering that I have begun to understand how this kind of perspective works just recently.

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Al museo di arte moderna (IMMA) con gli Sketchers.
Non ho guardato, onestamente, se si trattasse di un’istallazione artistica o di una stanza ricreativa (alcune cose mi davano l’idea che fosse una stanza per far giocare i bambini, ma potrei sbagliarmi alla grande).
Tutto quello che volevo fare – e che mi piace molto fare ultimamente – era estremizzare un po’ la prospettiva, e la stanza sembrava prestarsi bene allo scopo.
Sono abbastanza soddisfatto del risultato (non lo sarò mai pienamente, coi miei lavori: ormai mi sono rassegnato), considerando che ho cominciato a capire come funziona questo tipo di prospettiva da poco.

Heuston Station

Dublin, as we all well know, can offer you the whole four seasons in a single day, and yesterday was just one of those days with rain, sun, wind and then again rain and then sun and so on. I’ve lost count of how many times the weather turned.
Luckily, I went with the Sketchers to Heuston Station, which sheltered me from the weather (not the wind, as drafts kept coming to the waiting room and didn’t leave me in peace for a minute).
Gray markers and black ink on paper.


Dublino, come sappiamo, può offrirti tutte e quattro le stagioni nel volgere di un solo giorno, e ieri è stata proprio una di quelle giornate con pioggia, sole, vento e ancora pioggia battente e poi sole eccetera. Ho perso il conto di quante volte si sono alternate.
Per fortuna con gli Sketchers sono andato alla Heuston Station, che mi ha riparato dalle intemperie (non dal vento, che entrava nella sala d’attesa e non mi ha lasciato in pace un minuto).
Pennarelli grigi e inchiostro nero su carta.

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