Using the Pen Like a Pencil

For some time I used different types of pencils for my drawings with the Sketchers.
I normally would start from the light HB pencil for the beginning of the sketch, and then use 2B, 4B, 6B, 8B and 9B to add “volume”. Although the difference in the various tones was evident, I did not meet the depth I wished, and soon became a bit frustrated.
Then one day I found out that people were doing great jobs with a simple Bic pen, and decided I’d give it a try: mistakes can not be corrected with a rubber, but the depth sense I got was much more satisfactory.
This type of pen gives you the ability to use ink almost the same way you use graphite with pencils. You have to be careful, because you can’t easily fix a mistake, but in my opinion it is definitely worth the risk.
Lately I’ve been mostly using cross-hatching or gray-colored markers for my sketches, which allow me a little faster results, especially when drawing something with short time available, but every now and again I go back and use the Bic pen because I like that rough look it gives to some of my works.


Per un certo periodo ho usato diversi tipi di matite per i miei disegni con gli Sketchers.
Partivo dall’HB per il disegno principale e poi usavo, per le ombre, matite 2B, 4B, 6B, 8B e 9B. Nonostante la differenza della grafite fosse evidente, non mi soddisfaceva la profondità che ottenevo.
Da qui, un giorno, la decisione di passare alla penna Bic: gli errori non si possono correggere con una gomma, ma il senso di profondità che ottenevo era molto più completo.
Questo tipo di penna ti dà la possibilità di utilizzare l’inchiostro quasi allo stesso modo in cui usi la grafite con le matite. Bisogna starci attenti, perché se commetti un errore vistoso non lo puoi praticamente rimediare, ma il gioco vale la candela secondo me.
Oggi uso più spesso il cross-hatching o la colorazione con pennarelli grigi, che mi permettono risultati un po’ più rapidi soprattutto quando disegno qualcosa con poco tempo a disposizione, ma ogni tanto la Bic – devo ammetterlo – mi riconquista col suo tratto “sporco”.

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Gilles

Gilles Villeneuve was one of the most – if not the most – beloved drivers of a Ferrari in Formula One.
That was not just because of his reckless driving style, which in those years could easily mean fatal consequences, but also because of his innate class, which made some races memorable for generations of race enthusiasts in the 70s and 80s. Those fans, alas, lost him way too soon in a crash during a qualifying session at Zolder circuit, in May 1982.
What is left are his incredible skills and races, for which he was often called the Aviator.


Gilles Villeneuve è stato uno dei più amati – se non il più amato – piloti Ferrari in Formula 1.
Merito non solo della sua guida spericolata, che in quegli anni poteva significare facilmente conseguenze fatali, ma anche della sua innata classe, che ha reso alcuni gran premi memorabili per le generazioni di appassionati delle corse negli anni ’70 e ’80. Appassionati a cui fu strappato dal destino in un incidente in prova, sul circuito di Zolder nel maggio del 1982.
Di lui rimangono gare e manovre in pista incredibili, che gli valsero il soprannome di Aviatore.

Back in Dublin

These last weeks have been pretty intense: my mother’s operation went well, but it took longer than expected for her to recover and being let go from the hospital. In the end I took a further week off from work, otherwise I would have returned to Dublin with my mum yet to go home.
I didn’t get much time to draw, and I don’t think that that little I did is worth being published anywhere.
Thus I decided to show once again one of those drawings made with coloured ball pens: this time the work from Edward Hopper I chose is Room in New York.


Sono state settimane intense, con l’operazione di mia madre che è andata bene, ma ha preso più tempo del previsto quando si è trattato di poter essere dimessa. Alla fine ho preso una settimana in più, altrimenti sarei rientrato a Dublino con lei ancora in ospedale.
Tempo per disegnare ne ho avuto poco, e quel poco che ho fatto non credo sia degno di essere mostrato.
Riprendo con calma, mostrando ancora una volta uno di quei lavori fatti con le penne a sfera colorate: ancora una volta riprendendo un lavoro di Edward Hopper: Room in New York.

Why?

A Italian cartoonist once asked me to explain why Hopper is my favorite painter.
I told him that I’d really love to be able to explain it but I can’t.
I have a strong feeling that if I could, one day, understand it, explain what so inexplicably attracts me to those beautiful paintings, perhaps that would be the time when I finally realise I do not have to look for answers anymore, in any kind of field.
A sort of decoded meaning of life.
Summertime is an absolute beauty. Here I tried to draw it with the usual coloured ballpoint pens.

Un bravissimo fumettista italiano mi ha chiesto di spiegargli perché Hopper è il mio pittore preferito.
Gli ho detto che non saprei davvero spiegarlo, ma mi piacerebbe tantissimo.
Ho la sensazione netta che se un giorno potessi davvero capire, spiegare cosa mi attrae dei suoi splendidi dipinti, forse sarebbe il momento in cui capirei di non dover cercare più risposte di nessun tipo, in nessun campo.
Una sorta di senso della vita decodificato.
Summertime è di una bellezza sconvolgente. Qui ho provato a rifarlo con le solite penne a sfera colorate.

Automat

Another of my favorite paintings: Edward Hopper’s Automat.
This is the third of five I drew using coloured ball pens.

Un altro dei miei quadri preferiti: Automat di Edward Hopper.
Questo è il terzo di cinque che ho disegnato utilizzando penne a sfera colorate.

Hopper

Another work done with coloured ballpoint pens copying a picture of Edward Hopper, named “Cape Cod Evening”.
Working with coloured ballpoint pens requires a lot of patience – and a bit of frustration if the paper is not perfectly right for the task. You need to create thin layers of ink to get textures and shades of different colour. Sometimes even mixing layers with multiple colours, in order to get the right tone.
Needless to say, it is impossible for me to match the wonderful atmosphere in the works of the great American painter; it is more a colour exercise and a relaxing activity.

Di nuovo un lavoro fatto con le penne a sfera colourate copiando un quadro di Edward Hopper, dal titolo “Cape Cod Evening”.
Il lavoro con le penne a sfera colourate richiede molta pazienza – e un po’ di frustrazione se la carta non è perfetta. Bisogna creare più strati sottilissimi di inchiostro per ottenere trame e sfumature di coloure diverso. A volte anche mischiare gli strati con più colouri per ottenere la giusta tonalità.
Inutile dire che per me è impossibile eguagliare le splendide atmosfere nei quadri del grande pittore americano: è più un esercizio sui colouri e un’attività rilassante.

Hopper and ballpoint pens

This is perhaps my favourite painting by Edward Hopper, who is without a shadow of a doubt my favourite painter.
Some time ago I got extremely fascinated by the works of some sketchers using ballpoint pens. It is a type of sketching that I feel very comfortable with.
So, this was my first attempt. The paper of the fake Moleskine I sketched on is not really working well with the pens, but was the only one available to me at the time, and in future I’ll try again with different paper.
What I love from Hopper is hard to explain: maybe the loneliness of the people depicted, maybe the mistery that some of the areas in the painting transmit (that dark zone between the tree, in this case), or maybe just the beautiful light and composition.
Don’t know. Could be all of these combined equally.
What I know is that I never ever get tired when I look at his work, no matter how many times.

Questo è forse il mio quadro preferito di Edward Hopper, che invece è senza ombra di dubbio il pittore che amo di più.
Un po’ di tempo fa ho scoperto la splendida arte delle penne a sfera. È un tipo di arte con la quale mi trovo molto a mio agio.
Quello che vedete è stato il mio primo tentativo. La carta del falso Moleskine che ho usato non è un granché con questo tipo di penne, ma era l’unica che potevo usare in quel momento; in futuro proverò a usare carta diversa.
Quello che amo di Hopper è difficile da spiegare: forse la solitudine dei personaggi rappresentati, forse il mistero che alcune delle aree del quadro trasmettono (quella zona oscura tra gli alberi sullo sfondo, in questo caso), o forse solo la loro luce e la composizione.
Non lo so. Potrebbero addirittura essere tutti questi elementi combinati in modo bilanciato.
Quello che so è che non mi stanco mai quando guardo un suo lavoro, tutte le volte che lo riguardo.

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